CANTO I)ECIMOTERZO
i> oi eravamo al sommo della scala,
Ove secondamente si risegaLo monte, che salendo altrui dismala:
4. Ivi così una cornice lega
Dintorno il poggio, come la primaia,
Se non che 1’ arco suo più tosto piega.
7. Ombra non lì è, nè segno che si paia;
Par sì la ripa, e par sì la via schiettaCol livido color della petraia.
10. Se qui per domandar gente s’ aspetta,Ragionava il Poeta, io temo forseChe troppo avrà d’ indugio nostra eletta.
13. Poi fisamente al sole gli occhi porse;
Fece del destro lato al mover centro,
E la sinistra parte di sè torse.
16. 0 dolce lume, a cui fidanza i’ entro
Per lo nuovo cammin, tu ne conduci,Dicea, come condur si vuol quinc’ entro:
19. Tu scaldi il mondo, tu sopr’ esso luci;
S’ altra ragione in contrario non pronta,Esser den sempre li tuoi raggi duci.
22. Quanto di qua per un migliaio si conta,Tanto di là eravam noi già iti,
Con poco tempo, per la voglia pronta.