Ljbro IILCapjtolo III. 2.0;
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ghe ,t alrri istromenti,poressi asJurealia presenzavodrain qualcheinodoapparente i mici sudori sparti per ilmedesirao finc,Ie mse vigilse» e molcefaticheda me sofferte »volencseri'1 sa-rsi e m’a(sicuro,cbe neresleresteam-mirato . Per il qual fatto a piena vo-ce, e con gran lode sii da quel sa uio Senato egli assoluto; e 1’inuidioso accu-satore come pigro,eoziofo,asprame-te ripreso. Tanto puo Ia fatica,e la diligenza. Di quella Donna prudente»e forte, fi dicc: Panem otiosa non co-medit .Chenefegue Wate ei d.efru-Iht raariuu suarum. Per questo ,Om.ttes do me Hir; i eius veßiti sunt duplicibus . Per q netto , JVon timebit domuisua a frigoribus wiasoOue’i P• S. ambrogio: Panem pigra non manducans :Sed pofl labores ißos , quid erit ei fß arrexerunt stiti eius > & dtuu es fallisunt . Se vn Padre, ö madre di tam i-glia non se ne slä in ozio, ma e farfea-te,e s’industriame va per confeguen-za, ehe quella casa sarä felicissima,ab.bondante di rutri i beni, non si patirapenuria,i figlittoli saranno commodi,ben proueduci di tutto que!!o,che lo-ro fa di bisogno ■ E in vna parola, chis’affatica,goderä’l frutto delle sue mani, e sarä felicissimo -Beatus es , bbe ne tibi erit .
Di Demostene narrano Plutarco ,& alrri Scrittori della sua vita, ehe es-tendo egli ancora giouanetto, era ec -ccllente in time 1’alcreparci delta Rettorica , per difetto pero di buona pro-nunzia non pur veniua posposto adaitri Oratori inferiori a lubma ne an-co polea effer sentito con pazienza,esenza scherno. Ma ehe fece ? Non sipub dire a battanza,necon quantostudio si ponesse ad affaticarsi per di-nenire ancora in questo ecceliente,nequanto felicemente rispondeffe aliafatica il frutto- Nonisdcgnö di farsiin ciö discepolo di viiComtnediantechiamatoSatifo,nedelgiudiziodiluicontento,si fece fare vno specchiogrande non meno della propria statu-ra , in cuifcorgeatutti i suoi gesti , ecome in aitri veduti auefsc, gli giudi.caua. E a’diferti,ch’in fe conofccua ,*uron mirabili i rimicdi,che ritroub.
Auea per costttme,mentre dfcea d',n-nalzare vna fpalla indecetue.ucntc ,perrimcdiarui,appefe vnafpada jgnuda nel solaro della camera»in gui fa ,ehe venisse a toccargli quella fpalla ,ehe solea muouere,e cosi il timore d'-efferferito leuogli quel mal costume.Si spauentaua.douendofauellared'a-uer presente vn popolo turbulento, etumultuante; ma per affuefarsi a quelromore, se n'andaua al lido,quando’lmare era piti strepiroso, e le di Iui on-de insieme rompendosi piüromoreg •giano i e inforando, e gridanclo,si as-suefaceiiaa non temergli strepiti del-la multitudine -
Eta impedito di lingua» si ebeno»potea ptoserir la prima lettera de!I' ar-te sua, cioe,l’R; & egli coi tenere inbocca alcune pietruccie,mentrq reci.tauaorazioni, versi,corresseqqeldi-fettoasegno ,che poi neffuno megliodiluila proferiua.Äuea pocofiato , cdebol voce;e all’vn',eati'altro rime-dio, con 1’efcrcirarsi in ptoserir moltiuersi senza prender fiato, e coi grfda*re,corrrendo,efalendoinsieme.E perauer maggior liberta d’esercitarsi , sifabricö alcuni luogbi sotto terra ,ouefi riducca ognigiorno a esercitar la.^»voce , e sare i gesti; anziehe vi stauatalorade'mesi interi ,e per torre a sela liberta dipoterne vscjre.si radeuala meta della testa, accioche fosse ne-cefsitato a dimorarui, finche i rasi ca.pelli cresceuano .E co'predeni , e ai-tri somiglianti esercizi,conseguj' cantaperfezzioncnellapronunzia , chelesue voci si chiamauano tuoni,& e co-munemente celebrato per il pm eccellente,e famoso Oratore, ch’abbiaauu-to il mondo
Ora vedece , con la pazienza, conla fatica,e con la dillgenza, quanti di.fetri naturali furono da Demostenesuperati. O se’lChristiano fosse cosidiligente, e tollerance della fatica inemendare i djfcttide’suoicostumi !Poh come in breue diuerebbe per-fecto 1 Demostene fece tant o per effe-re vn gran dicitore, c noi non c’affat-tichcremo, per reprimere le nostrepassioni, per possedere le vere virtu ,effer grandi appresso, Dio, far’acqui.
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