XLIII
vno in verità è innamorato di Dio , che no gl'è dif-ficile il perdonare per fuo amore le ingiurie, l'amare gl'inimici, il difprezare il mondo, imo fe ftef-fo, il macerarfi con vigilie, digiuni, aftinentie, difcipline, et altre penitetie, pur che le facci per impetod'amore, non folo non gli fonno afpre graui, magli fonno dolci e leggieri, e di forte tale, che inpatire per Chrifto, gli pare effere felice. Dirai, iovedo pur molti, li quali fanno profeßione di vole-referuire a Dio , che fi affligano con digiuni, asti-nentie, vigilie, difcipline, nudità, peregrinaggi,&con fare& patire quefte molte altre cofe difficiltime. Refpondo dico, che per andar alcielo nobifogna ordinariamente che caminiamo per fimiliestremità, fe aciò non fuffemo moßi da vn fingola-refpirito di dio, ma bafta che caminiamo per la viadella mediocrità, nella quale in verità cofifte la virtu, con ordinare tutta la noftra vita a gloria di dio.Però ogni volta che habbiamo fede, in noi è fo-brietà, parcità, temperantia, le altre virtù, fia-mo nella via di Dio ,& non quando fcalzi nu-di ftando in vn deferto, non mangiaffemo fe non radici d'herbe, fe gia a quefto no fuffemo moẞi da vnfingolarißimo fpirito di Dio , all'hora non ti fa-rebbe difficile. Tutti quelli adunque, li quali nellafor vita fonno cofi eftremi, quafi fempre fonno fuor
della