ti Prefazione.
rispetto alla scelta degl’interlocutori, fu d’introdurrea parlare de’celebri personaggi : conciossiachè s’hapiacere di veder rinascere in certo modo gli uominigrandi, e di sentirli parlare . Con questa lusinghieraillusione la persona s’immagina di trattare con esso lo-ro, e s'interessa nelle dottrine, che si figura essereuscite dalla lor bocca. Ma chi non vede, che un cosifatto contegno avrebbe sconcertata l’idea, che ci era-vamo proposta? Se si trattasse di piantar massime digoverno, odi censurare i vizjdegli uomini, si potreb-be laudevolmente accattar dalle storie qualche nomefamoso , ed atto a dar maggior peso al discorso. Questipersonaggi sarebbono ben accetti in un dialogo, comeaggradiscono in sulla scena, a misura, che i lor caratte-ri, e sentimenti fi trovasser conformi a quanto ne dicela Storia. Ma trattandosi di nuove scoperte , e di ma-terie filosofiche, egli non è così. Un si mette a ungran rischio, a far parlare un Cartesio, un Malbrau-che ,o un Newton, per la difficoltà di prestare a questigrandi uomini quel carattere, e quei sentimenti, chelor si convengono. E’facileildire, che si farà compa-rire in scena il Gassendi, e’IRoholt; e chèli produr-ranno sentimenti, e dottrine proporzionate al loro ta-lento. Ma come poi soddisfare a somiglianti promes-se ? Per pensare, e parlar come loro, bisognerebbeavere di quei capitali,ond’eran forniti questi grandi uo-mini. Oltre di che non sono persone da potersi cosi age-volmente adattare alla nicchia d’ogni sorta di leggilo,ri. 1 loro ragionamenti, a volere che avessero del veri-simile , dovrebbono esser dissertazioni continue tutteastratte, e sublimi. In simile scoglio s’inciamperebbe,a mettere in campo una conferenza de’più celebri os-servatori che noi medesimi abbiam citati nella nostraopera : ed ho motivo di dubitare, che 1’ Aldrovandi,il Goedaert, il MaJpighi, il Grew, il Leuwvenhoek,
ad