s Gì.’ INSETTI.
Cont. Che domine dite mai, Signor Cava»Siere ? A Parigi bisogna andare, se volete tro-var materia, onde appagare la vista. Qui fi-nalmente voi non vedete nient’altro, chelasemplice semplicissima natura.
Cav, Ah Signore! Questa è mille volte pisibella, che Parigi non è , con tutte le sue pom-pe, e colle sue ’ndorature . Quel rimirar tut-to’l di una medesima cosa, è un piacere, chepresto attedia, laddove qui voi trovate unavarietà d’oggetti stupenda. V’ha ( s’io nonm’inganno ) quanto producono tutt’e quattrole parti del mondo. Bisogna ai certo, che’l Si-gnor Conte abbia adunate tutte le spezie deglianimali immaginabili, per collocarveli. Alcu-ni vi son naturali, begli e'uteri, molto beneseccati, e conservati perfettamente : gli altri,pellomeno, vi son dipinti. Ma quel, che piùm’innamora, si è questa gran moltitudine divivi animaletti ; parte de’ quali stan lavorandoal balcone sotto di trasparenti campane , e par-te blando , o tessendo ( secondo il loro mestie-re ) dentro a vasellami di terso cristallo. Ohquanto è dilettevole il dimorare in campagna /Non pasta mai giorno, che la medesima nonci presenti qualche novello spettacolo.
Cont. Ciascun l’intende a suo modo. Io perme fra i rumori delle guere, e fra’ tumulti deimondo ho finalmente imparato a conoscerequanto vaglia il ritiro. Egli mi è caro, ed èoggimai buona pezza, eh’ io vi ritrovo il mioconto . Ma un giovane dell’ età vostra non suolesser molto tentato di far la notomia d’un in-setto . Sono oggetti per voi troppo meschinifarfalle, silueclli, formiche, o pecchie.
Cav.