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Tomo I.
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42 G l’ In s e n 1 i,

CHl^' ^âlls parte più ottusa, che corrisponde mai* sempre alla testa dell’ animale, ed è altresì tan-to fragile, che ad ogni piccolo sforzo li frange.

Alcuni altri bruchi, in veced’inlìnuarlì sot-terra, vanno a ricoverarli sotto gli sporti delletettoie , ne’ buchi delle muraglie , sotto lecortecce degli arbori, e per insino nel midol-lo del legno, lutti li san trovare un alilo perrifugiarvisi nel tempo, che han da cangiarli incrilalidi.

(a) VI’ O) Ve ne sono taluni, che s’appiccano a*opere del palchi, agli scaffali, o al primo arnese, cheValidne- lor li para dinanzi: ed ecco in che maniera,ri, liam- Il bruco spreme dai proprio corpo un certo su-paté 1698 go appiccaticcio , il quale, a misura ch'ei por-romO^a testa da un luogo ali’altro, s’allunga, lìcar.'20'. condensa, e diventa un filo. Dopo di avereincollati, ed incrocicchiati diversi di questi fi-li su qualche luogo bernoccoluto, dove inten-de appiccarsi, insinua ed intrica le sue zampediretane ( le quali vanno a terminare in tantiuncinetti ) fra quel tessuto : e questo li è il pri-mo laccio. Indi alza la testa, e va a posare conessa un nuovo filo su quella parte del legno,cheriguarda per fianco il suo quinto anello ; ed in-curvandola adagio adagio allo’ndietro, si fagirar questo filo in forma da reo attorno allaschiena, el’attacca dall’altra banda a rimpet-to . Replica più e più volte questo lavoro, por-tando lo stesso filo da sinistra a destra , e dadestra a sinistra : e quando questo secondolaccio, che già sostiene il suo corpo dal mez-zo’n su , è sufficientemente addoppiato , efortificato , 1’ animal fi riposa . Poscia arra-battandosi fieramente, e discolandoli tutto

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