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Dialogo Quinto; 109
nano, rinculcando sin alla fine -• ed in tre 0quattro volte, che fanno questo lavoro, ridu-cono questa spezie di falda in un sottilissimo fo-glio di color grigio, la cui finezza dalla nostracarta più sopraffine non può pareggiarsi . Al-lorché la bardotto ha messa in opera la primapalla, torna in campagna a procacciarne unaseconda, ed in appresso molte altre , dellequali tutte forma nel modo stesso altrettantefalde, e poi supplica a suolo a suolo s una sull*altra. Vengono parimente nuove operaie adapplicarne dell’altre sopra le prime, e del com-posto di tutte coteste sfoglie , cosi incollate edunite insieme col medesimo vischio, formasilagran volta, che serve poi di coperchio, e direcinto a tutta quanta la fabbrica. Nel modo(lesso, e colla stessa materia son fabbricate lecelluzze, e le colonne.
Cav. A giudizio però del tatto, si sente,che le colonne son molto più dure della mede-sima volta.
Prior. La vostra osservazione è verissima.Egli è infallibile, che le vespe s’ingegnano d’indurir le colonne . Non so, se la materia,che quivi adoprano, sia più noderosa, e di le-gname più duro ; o se l’impiaslrino con mag-gior dosa di colla. Peraltro ella è una cosa na-turalissima, che quel, che deve sostener sedi-selo, sia più saldo, e più forte di tutto*1 resto.
Cav. Signore, mi sapreste voi dire, perchéqueste colonnette sieno più larghe nelle dueestremità, dove toccano il pavimento di so-pra , e di sotto , che nel lor fusto ?
Prior. Fu un tratto della loro prudenza Pan-nar con risparmio ne’fusti delle colonne: ma
que-
LE VE-SPE.
Le colon-ne delVespaio.