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Tomo I.
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Ili

Dialogo Qu i nT ó.

Priór. Or ora vi diròI perché. Ma prima divenire a questo , abbiate la bontà di contare il snumero de palchi, che sono , come voi vede-te , addottati j a guisa di tanti migliacci, 1* unsopra laltro.

Cav. Ne annovero fino a undici : ma tantolultimo j quanto il primo son più piccoli deglialtri, e vedo , che sempre si van dilatando,quanto più s accostano alla mezzeria del pa-niere i _ . .

Trior. Ciò, ehio vi ravviso di più singola- Lg ce |re, si è, che alcuni di questi migliacci son tut- i uzze deiti bucherati di celle spaziose, ed alcuni altri vespàio,dicelluzze assai strette. Le celle spaziose fondestinate a ricever luova, da cui debbon na-scere i maschi, e le femmine; laddove le cel-luzze più strette servon per l'uova ; donde handa nascere loperaie, la di cui mole è molto piùpiccola. Le nostre architettrici nonsinganna-nomai nello squadrare le proporzioni unavespa pregna è capace dandar a deporre in unacelluzzâ piccola le sue uova, se in esse conten-gasi il feto del maschio , ov ver della femminaLe celluzze delloperaie hanno da sette,- o ot-tolinee di profondità j e due di larghezza lecelle dellaltre hanno ancor esse da sette * ootto linee di profondità, marre, e più di lar-ghezza . Le colonne possono avere qualche seilinee daltezza ;

Cav. Le colonne frapposte tra un palco, elaltro sono (de pur non erro) da trentanove ,o quaranta.

Pyìoy. Alcune volte ve ne troverete ancoradi più. Ma osservate presentemente la simme-tria di queste celluzze. Ciascuna è composta

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