Dialogo Ottavo.
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faapocoapocorammarginare. Sotto il gusciodella predetta nocciuola, o veramente dentroil midollo della medesima il verme già natotrova un ritiro, dove non è chi l’inquieti, eduna provvisione di vettovaglie, eh’egli nonha da spartir con nessuno . Spasseggia, e man-gia là detto a suo beneplacito. Diventa grassobracato; e finalmente, sentendoli spuntar 1’ale, l’amor della libertà, e del bel tempo glifa fare un pertugio nel guscio, e rinvi ta a cer-car compagnia.
Cav. Signore, voi fate fare a quello solita-rio vermetto un personaggio molto bizzarro.
Contes. Questa dichiarazione dell’ originedella noce galla mi cava d' un grand' imbro-glio . Era smaniosa di sapere, le le querce , cheproducon le ghiande , generassero un altrofrutto differente da queste. Ma ora compren-do, che quelle bacche , onde le querce sonpiene, son vere, e mere nascenze, originatedalle punture di qualche insetto .
Cont. Impropriamente fu dato a quella coc-cola o galla il nome di noce. E' vero, ch’ellaèuna spezie di nocella , e che si raccoglie da unalbero; ma non ha se non una falsa apparenzadi noce , o di frutto, senza esser nè l’un nè E al-tro . Quasi tutte le piante son così traforate daqualche insetto, e producono delle galle d’ognistorta di colore, e grandezza . V’ha degli al-; beri, le di cui foglie ne fon gremite: ma noniichiaman col proprio nome, perché non se; ne fa verun uso. E se ci ponessimo a-far la pro-; va di quelle , che nascon sul platano, sul piop-po, sul salcio, sul bosso, osali’ estera, forseforse se ne trarrebbono de’ colori preziosi .
M 2 Contes.
LE MO-SCHE.