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Tomo I.
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Dialogò Ottavo,

i8i

Ma perché, col ritorno della stagione piovosa,fi corre risico di non vederli tutti perire, siportan via , colle madri , anche i figliuoli;ed ecco la terza raccolta. Si serba un numerosufficiente degli ultimi per propagare la spezieFanno venturo ; e tutto il resto si fa morire onell acqua bollente, o neforni, o veramentedentro le teggbie, o tegami, dove le donnedAmerica han per costume di cuocere il pane ,sfocacele di (s) Quelle, che muoio-

no veli'acacia bollente, restano di colore lio-nato ; quelle, che succidono in forno, diven-gono di color cenerino mischiato ; e quelle checrepano nelle tegghie, al di fuori son nere, ecompariscono abbrustolate; ma interiormen-te son piene d una certa polvere rossa moltobella . Quess insetti ci vengon di disseccati,e quasi ridotti in polvere. Tuttavia vi si rav-visa, eziandio senza microscopio , la figuradel corpo ovato delle lame, delle zampe, oalmeno de frantumi delle medesime , e unapiccola tromba appuntata .

. La lacca, di cui si forma il rosso più acceso ,è una gomma resinosa , che alcune mosche , oformicole alate , raccolgon da varj fiori, e poila depongono, o su le rame degli alberi, o sule pertiche presentate loro dinanzi da chi vuolprevalersi della lor opera .

La grana del Chermisi, e dello scarlatto èuna piccola gallozza rossa, che nasce addossoal moscino, il qual trafora una pianta somi-gliantissima al leccio, o allo fmilace. Se sindu-gia un po troppo a raccor le gallozze , soprag-giungono ceree mosche , che le traforano , e rinliauano i lor cacchioni, donde poi nasconoM 3 de

LE MÓ-SCHE;

(a) Haft*soekerfaccio diDioptri-ca a car.sr.Parie»1594 -

La lacca.

La grana.