Dialogo Ottavo. ìqj
di mal acorti insetti, che per loro disgraziavengono a rosicchiare la Sponda del 'uo traboc-chetto , a bello lindio formato a pendìo , ecircondato di sabbia, perché necessariamenteprecipiti giù chiunque vi capita . Il mii mico-leone però fonda le sue maggiori speranze su laformicola. Ella non ha ali, come la più partedegli altri insetti , per potersi trar suora diquella buca: sebbene, anche gli altri vi peri-scono al par di lei, mediante l'astuzia del cac-ciatore. Accortosi questi, per la caduta diqualche grano d’arena, che v' è una presa dafare; s'accocolaun poco, e scuote col dime-nìo d’una zampa la sabbia, sicché questa sdruc-ciola abbailo con tutta la preda .‘Sei’ insettoincappatovi è agile ; o se s’affretta di rimonta-re fu in alto; e soprattutto, s’egli e fornitodiale, il mirmicoleone lancia in aria una quan-tità di granelli d’arena , e fa, che nel loro ri-torno gli piombino addosso. Questa per un cor-picciuolo si piccolo, coni' é quellod’un mo-scherino , o d’una formicola , è una grandine disaffi. Accecato, e soffocato in tal guisa dallepietre, che da per tutto gli piovono addosso, estrascinato altresì verso il fondo dal moto dell’arena , che gli lì sgretola sotto i piedi, cade fi-nalmente fra gli artigli deH’inimico , che glielificca nel corpo, lo tira sottosta sabbia, e se lo di-vora . Dopo averlo ben ben succhiato, e spolpa-to, non vuol,che resti lo scheletro in cala sua. L’aspetto di quel carcame potrebbe impedire,chenon vi capitassero nuovi infetti,e screditerebbel’alloggio . 11 perché lo afferra colle sue corna, econ un impe to violentissimo lo scaglia un mez-zo piede lontano dall’orlo del trabocchetto.
N 3 Se
I MfR*
MsCO-
LEONr.