Dialogo Secondo. zi
i Éccotîii dunque disposto a darvene i primi ru-* dimenii.
La coltivazione de’ fiori è; un esercizio il piùlodevole di quanti ne sieno, purché fi prendaper alleviamento degli altri impieghi necessa-ri. Ella fornisce i nostri alberghi d’ un leggia-dro ornamento, e ci appresta nel tempo stessoun benefizio, che può benissimo senza nostro. discàpito* participarsi anche agli altri. Siccomeil diletto, che provasi nel coltivarli, è inse*parabile dal piacere , che s’ha, di farne mostraad altrui : cosi un tale esercizio può dirsi come), un legame dell’umana società. Oltre di chenon è un picco! conforto per chi vive in solitu-dine, servendo di compagnia a chi non l’ha . ,Cav. Adesso sì, che questo mio nuovo di-vertimento mi cresce di pregio. Ma temo dinon.dimenticarmi delle vostre lezioni. Le vo’
: ; S’ scrivere tutte quante.
colti- Cont. Così va fatto. Non i starà ad ingolfan-npia- mi nelle particolarità più minute. Mi bastasoltanto di mettervi in sulla strada ; che poi laanno pratica vi farà comprendere tutto il resto. A[i fu- misura, che metterete le mani in pasta, v’ an-delli diete regolando nell’ occorrenze . Comincia-ctert mo dalla platea del giardino , cioè dail’aia,ove risiedono i fiori.
opre. Per quanto vaghi essi fieno per se medesimi ,apio, si fa di loro ciò, che suol farsi de’ diamanti.beri Quando si vogliono esporre in pubblico, si, che proccura sempre d’aiutare la lor naturale bel-. pof lezza, colla simmetria del castone. Bisogna in-jtivj. cartonarli. I fiori altresì, affinchè facciano unbello spicco,convien incastrarli in certe aiuole,ire, scompartite con artifizio per via di spallette,a. B 3 disse-
tatile ,che si ri-*cavadallacoltiva-zione de’fiori.
I a pla-tea dalgiardi-no .