Diàlogo Terzo. 6z
4 margotte, ed i polloncelli a perpetuarne leMi piante più belle .
Il garofano lì margotta nel mese di Lu-ti* glio , e non prima .* altramente si correreb-fflfe be pericolo di perdere il fiore, e di danneg-gi giare la pianta ;
ife Cav. Cotesta operazione mi riesce affatto'è nuova.
idi Contes Ella non consiste in altro * che in pie-di» gar bellamente un polloncello della pianta, eii| dopo avergli mozzata, o accorciata la cimaosjlii, delle foglie, e resecatogli il nodo, che fi vuol1» ripiegare, e profondare sotterra, coricarlo intlt modo tale, che la base del suo pedagnuolo re-Ip: sii scoperta, ed esposta al sereno. Per tenereil la detta rama colcata, sicché non salti su inlit,i aria, convien fermarla con un oncinetto di le-tti gno. Quando poi avrà riposte le sue radici in«I quel sito, do v’ ella è piegata (il che non indù*suo» gerà guari di tempo a sortire) si taglia, e fise*igt para dal fianco della pianta madre, perislat*p tarla, dirò così, dall’umore nutritizio, eh’■escili, ella ne tira. Allora può benissimo sostentarsinino, da se medesima.
ni Ma quando i polloncelli sono sì alti , cheojjli, non si può abbassarli sino in terra , senzata) troncarli, si fa passar la margotta per un im-,à finto di latta ripieno di magro letame , e so*R, ctenuto da una forcella di legno : e subitodip chela rama ha buttate le sue barbolinedentrojji l’imbuto, si taglia per di sotto, e si trasportadove fi vuole.
J! Prior. Per far pullulare queste margotte, siA posson mettere i loro vasi in un sito mediocre-e | mente caldo, e fornirli susseguentemente di