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Tomo duodecimo.
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della N atura.

e!t sima in oggi, che l’acqua s insinua coll’aria l’Alioo-che in picciole aperture, dove i’aria sola non può GIAMI ^ T occu- entrare; e che ci iemamo dell acqua per dil~ M0 .

Izar- sigar l’aria, eh’esce con lei ; ma eh’il perset-eli- to diseccamento produce un’ applicazione sì3fpi esìsta delle picciole superficie , che dopo ciò nèîcit l’aria, nè l’acqua non fi gettano più in mezzo,dò Ciò, che la siccità produce tra le masse di’ior pietre, e le giaciture di calcina, essa l’opera; si. parimente tra le parti sabbionose, e le partiterrose della medesima. Quess è in sè stessa11 un composto di parti dure, ed inflessibili, cheotll' noi chiamiamo sabbia, e di parti cedenti, eil- pieghevoli, che noi chiamiamo fango. Si sa,giù- eh’ un picciol globo tocca i corpi vicini con

ciò un maggior numero di parti eh’ un grandis-

irft fimo, attesa l’estrema sproporzione delle par-si- ti, che questo racchiude. Così quanto più il

cet- limo, eh’ entra nella malta, è fino, e mi-gra. unto, tanto più egli presenta di superficie

isti- alla sabbia, con cui vien congiunto. Ei dà

ili. tanto maggior presa alla pressione della gravi-do ta, allorch’il fuoco farà uscir l’aria, e 1’umi-lio- dita, che stavano tra l’una, e Faltra super-

co | ficie. La pietra da calcina, che s’unisce con

e { la sabbia, o con le masse semivetrificate del-itti la tegola, e del mattone, è composta prin-

«. cipalmente d’un fango finissimo, atto a riem-pi. piere gì’interstizi della sabbia, dimodoché af-ri sorbendosi T acqua tra le piccole superficie del

{ f. fango, l’unisce tosto in massa colle sabbie, e

jj. indura il tutto con le pietre vicine per l’usui-no ta dell’umido, e dell’aria da una infinità di

punti, che restano così incollati, e col tem-:{, po quasi indivisibili.

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