54 Lo Spettacolo
Te Arti, sono collocati nel ventre del! pillilo . V igno-ch’istrui- ranza , in cui s’ era altre volte dell’ ufo diUomo - ^ quelli grani , eh’ il microscopio ci fa vedereregolarissimamente organizzati , ha fatto darloro il nome di polveri , come se ciò non fos-se che una superfluità , di cui la pianta sisgrava. Quest’ è al contrario col germe ciò,che la pianta ha di più perfetto. Non essen-do dunque nulla di più comune che i fiori,e le lor polveri , la cera è una sostanza ab-bondantissima nella natura. Ma non abbiamoancora trovato per raccoglierla, e per servir-cene, altri mezzi che gli stranienti, e ’l la-voro dell’ api: e la cera diventa rara, quan-do mancano le lavoratrici . Noi dipendiamotanto più da esse per questa provvisione, quan-to più ci assicura M. de Reaumur nelle sueultime osservazioni, che la Cera non acqui-sta la sua perfetta consistenza se non nel pas-sare pel corpo dell’ ape che perirebbe, s’ellanon avesse altro da vivere eh’ il mele ; e cheha in lei de’ vasi destinati a perfezionare lacera grezza , com’ ella n’ ha de’ propr; perdar la perfezione al mele.
U’ imbiati- L’imbiancamento della cera è la solita pre-u t cer» del " P araz ’ one P er farne i ceri, e le candele. Nonsi può giungere a cangiar’ il giallo d’ un li-bretto di cera in semibianco, ed a converti-re dipoi questo semibianco in un bianco per-fetto, senza tagliare il libretto intero in unainfinità di lame per moltiplicare le superfì-cie, e per sottomettere l'interiore, e gli este-riori della cera ali’azione dell’ aria . Questadivisione d’ una massa di cera in una infini-tà di nastri fini, e stretti, che sembra dover’
esse-