della Natura. 53
essere difficile, e lunga, s’effettua in un’ at-timo con un mezzo semplice , ed ingegno-so ( a ).
La cera gialla squagliata in una caldaja èricevuta, e mantenuta in liquore dentro untino di legno alto da terra da cinque, o seipiedi, ed involto in buone coperte di lana .Il liquore n’esce per una cannella di legnoposta più in alto che la posatura delle fecce,che rimangono nel fondo . E 1 accolto in unvaglio , che lasciandolo scappare pe’ suoi bu-chi , ritiene tutte le sozzure . La cera cadedal vaglio in un albio lungo, e stretto, eh’hanel fondo cinquanta bucheresti fatti sovr’ unamedesima linea, e separati da uno spazio ugua-le. La cera distribuita per questi buchi, e for-mante cinquanta fili nella sua caduta va sovraun tornello di bosso, o di qualch’ altro legnodurissimo . Il diametro di questo cilindro èd’ unpiede in circa. Egli tuffa la metà della sua gros-sezza nell’ acqua di un lungo vaso, ne!!’ estre-mità del quale un ragazzo Io fa girare con unamanetta. Senz’averlo veduto, voi ben capite,o Signore, che ciascun filo di cera squagliatadee rapprenderli, e spianarsi arrivando sul tor-nello, che s’intinge nell’acqua fredda . Giran-do il cilindro, è necessario che di tutte le goc-cioline di questa cera successivamente raffred-date, e spianate si formi una stringa sottile,che si distaccherà per fazione dell’ acqua nell’entrarvi . La superficie dell’ acqua si trova infatti tutta coperta in un momento di questi cin-si) 4 quanta
CO V. la manifattura d’Antonj vicino al Borgo dell*Regina.
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Le Arti ,ch’istruij
SCONO j.’Uomo.