Le Arti ,•ch’istrui-
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Uomo .
lì cero fat-to col cuc-chiaio.
5 6 Lo Spettacolo
quanta nastri gialli, che si formano, e che fi-lano senza interrompimento sul tornello. Sitolgon via con una gran forca di legno a fog-gia di tridente; e di là si portano ali’ erbettaper estenderli non già fall’ erba com’ altrevol-te , ma su lunghi legni alti da terra due pie-di, e guarniti di tela incerata, ne’quali il tut-to bene sparso riceve le impressioni dell’aria,e soprattutto della rugiada , le di cui goccio-line portate via prontamente dal vento, e dal-la forza del Sole dissipano con esse la materia,che appanna la cera. La prima operazione lariduce al semigiallo . Dati’ erberìa si riportanella seconda caldaia. Di là nel secondo tino,e nel vaso corrispondente ; dipoi ali’ erberìacon un'opera interamente simile alla preceden-te. In ultimo luogo si squaglia nella terza cal-daia, dond’ella è deposta in un tino, poi rice-vuta in un vaso da cera. Si versa poscia in sco-delline di latta . essere distribuita in formerotonde, e poc, . . ■ nde , in cui ella si rap-prende in piccoli libretti. Questi si consolida-no ne 11’ acqua del vaso, in cui si gettano, eprendono nell’ erberìa 1’ultima bianchezza.
Il cero si fa col cucchiaio, o colla mano.Si fa col cucchiaio versando la cera liquida so-vra uno stoppino sospeso al di sopra d’ un ba-cino , dove ricade tutta la cera , che non hapotuto attaccarsi. Si danno nuovi getti prin-cipiando a versare un po’più basso in vari gra-di: e la cera , che tende naturalmente a raf-freddarsi , s’attacca, o si condensa meglio sul-la fine del getto che sul principio. Dimodochéil Cero si va ingrossando, e gonfiando un po-co dall’alto sino ali’estremità inferiore, che si
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