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Tomo duodecimo.
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DîtiA Natura. 75

quél, che si taglia ; ma i'piccoli ritagli si i E arti,pongono fra i rifiuti. ch’istrui.

Essendo raffreddato lo Specchio, ed appro- uomo. *varo come buono dai Capi, si (pingedalla ta-vola nella fornacinà , eh’ è di livello; il chesi fa con un rastrel di ferro della larghezza del-la tavola, e col manico di due pertiche.

Dall’ altra parte della fornacetta vi son la-voranti con uncini diserro, che tirano lo Spec-chio a sè , e lo metton bene in quella , checontiene sei grandi Specchi . Quand’ è piena,se ne turano le aperture con ripari di terra cot-ta , e s’adopra il mastice in tutte le commes-sure, affinchè i vetri da Specchio sian soffoca-ti , e meglio ricotti . Restano in questo statoper quindici giorni, dopo i quali si traggon dilà con gran cautele per incassarli, e caricarli,affin di trasmetterli per acqua a Parigi, dovefi puliscono.

Riman da dire che la quantità ordinaria dimateria preparata fornisce diciotto Specchidiciott’ ore . I lavoranti non s’ affaticano chesei ore, dopo le quali vengon’ altri, che fan-no il medesimo esercizio, trapiantando 1’alta-lena, e la tavola vicino ad un’altra fornacetta.

La manifattura farebbe molto profitto, se idiciotto Specchj riuscissero nella misura, dellaquale si fa conto di farli. Ma talvolta nonneriesce neppur’ uno di cento dita d’alto su cin-quanta di largo, eh’è la pisi bella grandezza.

Ne ho veduto però molte volte riuscire su que-sta misura.

Essendo colato l’ultimo Specchio, si ripur-gano ivasi prima d’infornar la materia per un’altra colatura, che dee principiare trentasei ore

dopo

ii