88 Lo SfETÎACÒlO
Còsti- a{ ^ istruirci su ciò, che cerchiamo. Son trop-suaziose p 0 discordi di parere . GÌ’Italiani , e i Ftan-Protes- cesi par eh’ abbiano maggior diritto d’esserestoni is- ascoltati a cagione dei lor progressi in questotruttive. g enere _ jyj a essendo troppo attaccati al lorproprio metodo , non sembrano disposti adapprofittarsi de’ lumi gli uni degli altri.
Questa contesa, lo confesso , è ben disseren- jte oggidì da ciò, eh’eli’era altrevolte . Le 1due Nazioni si son come rappattumate . IFranzesi, bench’amici del canto, mettono da Ilungo tempo in qua più brio, ed armonia nel- 1la loro composizione , che non si faceva nelsecolo passato. La Musica Italiana, sebbeìi fi- Igurata c dotta , diventa di giorno in giorno jpiù graziosa, e cantabile. Noi non ammiria- jmo più la nostra Musica-sola: quest’è una de-bolezza , che ci disonorava coll impoverirci.Crediamo che si può esser Franzese , e buonMusico: ma adottiamo con gratitudine quan-to di buono c’ invia l’ingegnosa Italia : e sap-piamo eh’il Bello in ogni genere c’è spesso ve-nuto di lù da’ Monti . Questa riconciliazionesarebbe attissima a condurci al punto, che cer-chiamo, se non fosse insorto un contrasto mol-to più vivo tra i nostri gran Compositori . Isubalterni, tutti quelli, eh’eseguiscono, e mol-ti dilettanti entrano in questa contesa, e fan-no spesso più strepito eh’i primi Maestri . IIpronto favore, ch’ha preso uno de’due Partiti,ha introdotto fra noi un genere di Musica af- Ifatto nuovo . Secondo gli uni siam giunti fi- jnalmente alla perfezione , e abbiam trovatala regola del Bello. Secondo gli altri ce ne sia-mo dilungati più che prima.. I
M. Ra-