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Tomo duodecimo.
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107
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della Natura. 107

posizione. Il suffragio medesimo d’un Dotto cont>^1 può essere un pregiudizio pericoloso . nazione

? Se Platone è per me, diceva un certo Gre- Profes-co, considero per niente l’aver dispiacciuto a IS -1 tutto il Pubblico. Questa parola, eh’è stata T ^ UTTIVE *1 ridetta tante volte , ha autorizzati molti spro-' positi. Non. è egli sensibile, che ciò, che trae‘ seco la generalità de’ suffragi, è una bellezzaà piò schietta di ciò, che non è sentito che da1 Platone, o da qualche partigiano accreditato?

; Ciò, che non piace eh’a un certo numero diparticolari, può dovere la sua attrattiva a pre-- venzioni pasfaggere, a un gusto di cabala, e;l d’assuefazione . Niente ali’opposto è sì pocosospetto, come ciò, che contenta la moltitu-i dine degli spiriti , e che li contenta perseve-ri rantemente. Ma donde nasce questa differen-s za, e perché tutt’i Secoli hann’eglino applau-dito a Virgilio, mentre Lucano di molto piò-■ vivace ingegno appena trova qualche lettore?

1" La risposta a questa interrogazione può aiutar’a dilucidare il giusto valore di tutte l’Arti :li. ed un’ esempio può qui servir d’un principio.

« Il Signor della Motte per essere gustato da’suoi lettori , suppone in està molto spirito ,perch’ egli ne mette dappertutto. Que lì’ è si-li! curamente un chieder troppo : cattivo presa-:’i gio per la sua fama. La Fontaine al contrario

in dà dello spirito a’ suoi lettori, e non ne stip-ili* pone punto in loro. . Presagio d’ un favore,

li che non morrà giammai. I Dotti, e gli Ar-ti:: tisti son fatti per istruire, e per servir la mol-te titudine. Tocca ad essi a venir’ a lei, e non

i- a lei a tormentarsi per giungere a ciò , che,

1;:: dicono, o per sentire ciò, che fanno..

é I".