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Tomo duodecimo.
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147
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beila Natura. 147

Le pelli proprie a ricevere la scrittura nonerano tante da poter bastare ai bisogni dellaVita, ed ai pensieri dei Dotti. Non si trovòniente, che fosse più facile ad acquistarsi,più comodo per ogni rispetto , che le cortec-ce interne dun giunco , che cresce sulle spon-de deluoghi, dove terminano gli allagamen-ti del Nilo. Questa pianta portava in Orien-te il nome di carta (a).

Essendo molto fragile la materia di questecortecce, si consolidavano incollandole 1 unafusi altra, qualchevolta un sol pezzo di cor-teccia sur unaltra , qualchevolta più pezzisovr altri, con la cautela di tenere le fibre dunain un verso, come da alto a basso ; e le fibredunaltra in un verso contrario, come dasinistra a dritta (ó). Dopo daverincollato ,e duplicato, o triplicato le varie giaciture dicortecce, per farne un foglio di qualche con-sistenza , le due superficie n erano intonacated una colla finissima , che riempiva tutt ivacui per impedir 1 inchiostro di scolarvi!!,e dallargare i caratteri. Quando si volevaeh un libro composto di questi cartoni d E-gitto fosse più durevole, gli si dava del cor-po, e una stabilità ancor più sicura, che neha conservato alcuni sino ai nostri giorni, col-locandovi di distanza in distanza uno, o duefogli di cartapecora. Talè la raccolta delleLettere di SantAgostino su Carta dEgitto,K 2 che

CO Papyrus. V.Filman. Exercit. Salmfe.in Solin. tom,2. pag. 1003. Paris. 167.9.

C O Come fi dispongono i bastoni d un graticcio , iran-sversa creta pera&M, Plin. Hift. Nat. 1$. rz. cap. iu

Seconda

CohîTI-NtJAZlONÉPellAr-ti , che

e ISTRUI-SCONO