SecondaConti-nuazionetiell’ Ar-ti , CHE
c’ ISTRUI-SCONO.
150 Lo Spettacolo
stra di ferro, dove sono sminuzzati per fa ca-duta alternativa di piti grossi mazzapicehj fer-rati .
Sgrossata in tal modo la pasta, è traspor-tata nel secondo Mortajo, dov’ è battuta si-no a cangiar di colore, ed a mostrare un po’di bianco. Si cava di là per esser deposta inarnesi di legno, in cui si secca con comodo.Dipoi è messa in serbo per servire al bisogno .
Quando si vuol lavorar la pasta, gli si dàr ultima mano sotto i magi] di legno, chelastritolano ancora in un terzo mortajo , don-de passa in un tino d’acqua netta, e tepida,dov’è fortemente agitata, e scossa in più vol-te, affinchè l’acqua ne stemperi ugualmentela materia in tutta la massa. In questo statoìa pasta è buona a rapprendersi : non ci vuolaltro che gettarla nella forma.
La forma, che dee figurare il foglio dan-dogli la sua altezza, larghezza, e grossezza,è un’arnese di legno chiuso interiormente dauna serie di fili d’ottone, che sono ben tesi,serrati 1’un contra l’altro, e distinti in va-rie porzioni uguali da altrettanti fili d’ottoneun po’ più grossi. S’alza fu questo picciolgraticcio, in due luoghi ordinariamente, unasilagrana d’ottone, o d’argento per imprime-re sul foglio, che si formerà, il contrassegnodel padrone fabbricante, e quello, che servea caratterizzare ciascuna spezie di carta. Que- |sta è alla campana, questa ali’uva, o aqual-ch’altro contrassegno.
La forma o picciola, o grande è tuffatanel tino, donde porta via ciò, che può con-tenere di questa pappa sul suo fondo. Ciò, \
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