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Tomo duodecimo.
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della Natura. 151

che si trova fermato su gli orli, n’ esce per Secono*.sa semplice inclinazione: di ciò, che riem- CoNTI *pie il fondo, tutto il liquido scappa pei pie- dell’Ar.cioli intervalli dei fili d’ottone; il più denso, T J, CHEeh’è un mucchio di fili gettati, e complicati s C oJo, Ut *per ogni verso sotto i martelli, si trova pre-so, ed arrestato dallo slaccio. Questa mate-ria, eh’un momento prima era fluida, è sta-ta disposta dalla sua medesima fluidità a pre-cipitarsi in un livello perfetto. Ella s’abbassaalquanto, e trova così la sua densità nel? ec-cedente degli orli sul sondo. Non si può piùnominarla nè stracci, nè stiacci. Il disecca-mento repentino n’ ha fatto un corpo solido ,un massiccio unito, un picciol feltro ben le-gato, e perfettamente uguale. Quest’è un fo-glio di carta.

Un lavorante, che si nomina lo stendi tu-re, lo riceve col suo quadro dalle mani deltuffatore. Egli fa cadere il foglio sur un pez-zo di feltro, o di stoffa stesa per riceverlo.

Lo copre con un’altro pezzo di stoffa simile.

Il tuffatore intanto seguita il suo lavoro nel\tino, e ricevendo la prima forma, consegnaun secondo foglio allo stenditore, che lo sten-de, e lo copre; continuano ? uno a tuffare,l’altro a stendere. Allorché il mucchio di stof-fe, e di carte è giunto ad una giusta altezza,è messo sotto il torchio, per ispremerne, escioglierne in acqua l’umidità dispersa nel cor-po di ciascun foglio.

Viene dipoi il levature, che leva i fogli,e li sciorina sovra una gran tavola quadrata,dove ? aria li consolida con un nuovo gradodi siccità. Si rimettono sotto il torchio, don-

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