TerzaConti-nuazionedell’ Ar-ti istrut-tive .
160 Lo Spettacoio
E lo stesso del segno dell’orazione, quan- | f,do ci annunzia la celebrazione della Pasqua, 'o la manifestazione fatta ai Gentili, o lage- ,cerosa Confessione di qualche Martire. Que- j jsto Segno fa più eh’annunziare un’Adunan- 1 rza dì Religione: egli è ramtnemorativo d’un’avvenimento, da cui i nostri Padri sono j ■stati commossi : ed i ritorni fedeli delle me- |desime allegrezze trasmettono a un’ anno la |{testimonianza degli anni precedenti, di modo- Q
eh è la solennità attuale è P estremità d’una j,catena, eh’unisce diciotto Secoli. Il Deista, , jeh’ode 1’annunzio di queste Feste, vi lascia fandare i chiamati da lui Deboli di spirito, jDalla superiorità delle sue cognizioni esso èdispensato da una soggezione, che confonde- ^rebbe il suo raziocinio con quello del Volgo.
Ma s’egli ha realmente ben fatto lo spirito, ^ecco ciò, che può dire a sè medesimo, quan-fio fa scisma cogli Altri, che seguono una jmedesima strada nell’avvertimento delle preci „comuni.
Io m’astengo d’assistere alle adunanze, a f {cui questa Voce mi chiama. Ma in ciò pois I;
io rendermi la giustizia di ben’intendere i ] a
miei propri interessi ? Dapprincipio in vece di ri ,correre qualche rischio ad approvarle colla cmia presenza, ciò, che vi si fa intendere, vciò, che vi s’ispira agli assistenti, non può 1 f,non esser’utile alla Società. Vi si loda il Crea- tture, e vi fi ringrazia di tutto il bene, eh’egli ci dispensa giornalmente. Noi altri Dei- (sti siamo somiglianti in questa parte al bue, jed al cavallo, che non hanno feste da cele-brare, perché non hanno ringraziamenti da