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della Natura. 237
Si è avuta somma attenzione in dare mol-ta finezza alle prime lì e so della Forma, chetoccano immediatamente le cere , perch’ effepigliano più fedelmente i lineamenti della fi-gura, e si connettono meglio nella rìcuocitu-ra, che dee farsi dei nocciolo, e della Forma.
5 0 . Se l’opera è di mediocre grandezza ,basta un fornello posto sotto l’inferriata , cheporta tutta F opera. Un fuoco moderato d’uno,o due giorni basterà, per lo scolo di tutte lecere, che si ricevono in vasi posti nelì’ estre-mità degli scolato) , eh’ escono dalla formaverso il baffo. Dopo d’aver ritirate le cere,si riempie la fossa di tegoletti, o di mattoa-celìi sin sopra la forma . Si spinge il fuoco,che penetra la capacità interiore, il nocciolo,e la Forma . II fumo scappa a traverso de’mattoncelli, che concentrano il calore sino afare appoco appoco arrossare il nocciolo, e laForma. L’artefice se n’assicura col mezzo d’un tubo di ferro, che si è precedentementefatto entrare nella forma con un colpo di tra-pano. Questo buco, che sarà ritmato comequelli delle spranghe dell’armatura, permettedi vedere a traverso del ferro gli orli dellaForma, e il nocciolo, che non possono arros-sare senza gettar’usi barlume sufficiente a ren-derli visibili nel Bujo.
Quando la grandezza dell’ Opera ha diman-dato gallerie piuttosto eh’un fornello per distri-buire il fuoco da ogni parte ; s’alza nella fossa aunpiè di distanza attorno della Forma un murodi mattoni così alto, come la medesima, il qua-le chiamasi hduro di ricuoeitura. Visi lascianovarie aperture, che si chiudono , quando si
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le Figu-re GET-TATE I»BRONZO.