ìj2 Lo Spetta cólo
Quarta i n concavo una testa, unaCroce, unoScudò,Covri- od altra figura, secondo l’uso de’ tempi, cotiSS! una corta leggenda. Di questi due Conj do-<n istruì v end’ uno esser’ immoto , l’altro mobile, iîpri-T1VB ' mo s’allungava in una coda a quattro facceper essere fitto nel buco del tronco, eh’essen-do bene stabilito teneva il conio così fermo,come avrebbe potuto fare una Morsa. Su que-sta massa inferiore era posta orizzontalmente latortelletta di metallo per riceverne l’impron-to da una parte, e dal? altra ? impronto delconio superiore con cui si copriva. Questoco-nio mobile appoggiato sulla tortellina per lasua superficie rifondata , ed intagliata, avevanel? altra estremiti una superficie quadrata,schiacciata, e più larga, fu cui si scaricavanopiù colpi d’un’enorme martello, sinché il dop-pio impronto si trovasse d’un rilievo sufficien-te in ciascuna parte del pezzo. Spedito quel-lo, gli se ne sostituiva un’altro, e divenivanocosì una moneta di lega, eh’aveva il titolo difina, il peso, e la marca fissati dal?ispezione:de’giudici per aver corso. La forte tempera,che s’ era data, e che si dir ancora ai due co-ni d’acciajo, li metteva in istato di sostenerequelle reiterate percosse.
ta Mo- S’ è molto abbreviato, e perfezionato il farusta mo-monete con più macchine ingegnose, e colladema. felice applicazione delle più sicure sperienze [dìFisica sul modo d’affinare, tingere, e batterei diversi metalli. Trascurando le minute prati-che, la di cui notizia non è né ardua, né im-portante; si può attenersi ali’effetto delle mac-chine, che vi s’impiegano. Ecco una cortadescrizione del lavoro delle tre più belle, che'
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