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della Natura. 287
|t d’ un Commediante. Riguarderebbe al con- r ica , pi ,trarlo come un cervello fantastico colui, che tolazio-facesse Visite in veste da camera, e coi tuo-pi lamentevoli d’un gottoso. Il Pubblico trat-ta così spietatamente quelli , che scrivono.
E'lungo tempo eh’egli ha preso [a noja , elasciato nelP obblìo que’discorsi, in cui’I beli’ingegno voleva piuttosto far porosa di sè , chegiovar’altrui. Ma sempre ha ricevuto con di-stinzione quelli, che ambiscono d’essergli uti-li , senza trascurare le giuste convenienze.
Quando tutt’ i posti erano degli Scolastici, ilPubblico non li gradiva molto, e preferiva ilrestar’ignorante al vivere nella disputa , e nel-la noja - Al contrario fu sempre accinto adascoltar quelli , che accoppiavano le graziedel linguaggio colla giustezza delle loro co-gnizioni. Non cessa di farla scelta degli Scrit-tori, e di leggere anc’oggidì ciò, che fu scrit-to con gusto più secoli fono. Legge poco Ste-fano Pasquier, di cui non ha mai gustato lostile poco naturale, elegge ancora le Memo-rie dell’ Etoile suo coetaneo, che , a riservadi qualche parola, par che sia stato allevatofra noi. Il Pubblico s’è stancato della durez-za dello stile di Mezerai nella sua grand’ I-storia: e dopo 300 anni ammira ancora Pariafacile , il buon senso , e la pulitezza , cheCommines aveva perfezionato nelle Corti di 'Borgogna, e di Francia. Si leggeranno dun-que in perpetuo, e sempre con profitto que’nostri Moderni, eh’ hanno scritto utilmente,e leggiadramente. In verun genere, e in ve-run tempo il Pubblico non ha rigettato quel-li, che son venuti da lui per servirlo, e che
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