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buia Natura, 299
ciò a tener gli Spiriti, ed anche i talenti in i L com.uno sta^p di debolezza, per non dire d’imbe- merzio,-esilità, eh’ il rinserrarli in un cerchio d’ogget-ti , da’ quali non escano punto. Vedete unbuon Claustrale, che sin dalla fanciullezza èjn ritiro, o un’ uomo'attempato, che si è sem-pre tenuto in disparte nell’angolo d’una Pro-vincia. Ambedue vi ridurranno in tutti i lorocolloqui allo scarso numero d’idee, eh’ad essison famigliari: e sebben non vi curate di sa-per’il procedere di Don Priore, e di Don Cel-lerajo; del Sig. Console, o del Sig. Suddele-gato, non vi si stordiranno l’ orecchie con al-tri nomi. S’avete gusto d’interrogar’il vostr*uomo] sulle particolarità del suo Ordine, osel-la sua Città, in tal caso sarete ben servito ; mav’ annojerà ben presto una conversazione , chenon oltrepassa mai questi limiti: è perché nonpossiamo trattenere gli altri che colle nostreidee, bisogna per tempo mettercene nello spi-rito una provvisione ragionevolmente abbon-dante , e scelta.
Noi tutti, che componghiamo una medesi-ma Nazione , siam simili agli abitanti dei di-versi quartieri d’un’ istessa Città. Le personecivili dei contorni della piazza Maubert han-no un’ accento , che non si trova in quelli, cheabitano il Borgo di S, Germano. Eppure illinguaggio é in sostanza il medesimo, medesi-ma è l’articolazione a riserva di qualche dif-ferenza. Così un Parigino può aprir meglio labocca eh’un Piccardo, o eh’ uno Sciampagne-se, e scherzare con piò garbo eh’ un’ abitantedella Franca Contea, o della Brettagna. Ma S
questi divari son ben leggeri. Voi li troverete
tutti