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Tomo duodecimo.
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dîua Natura.

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della nostra sommissione, divengono! pertur- L*p 0 ir-

batori della società collincertezza de' lor prin- tica,oi.

- 1 Governo

CssiJ _ , de Popo-

Vedete subito la più parte deSudditi, che w.compongono uno Srato . Danno eglino in ri-guardo al Sovrano, ed a suoi Uffiziali in unaindifferenza così perniziosa , com è quella ,colla quale son soliti di trattare tutto ciò, chegli attornia. Per uominiuhaman moltostessi, è una condotta incomprensibîle quelladi giudicare ad ogni piè sospinto, e di condan-nare, come facciamo, quelli coquali dobbiamvivere. Eppure i lor difetti son loggetto!per-petuo denostri scherni, o denostri lamenti,e ci picchiamo duna schiettezza, che prendecura di metterli tutti in evidenza , mentrestiam freddi, e pieni di riserva sulle lor buoneprerogative. Questa imprudenza disgiunge glianimi , asciuga la sorgente dei servigi raffred-dando laffetto, ed è raro che ricorriamo conconfidenza a quelli, eh han provato P amarez-za della nostra censura. Passano così i nostrigiorni in una spezie di guerra civile, che cipriva dassaiffimi diletti, e beni reali, chaverpotremmo con un po di condescendenza, je ditaciturnità.

La nostra 'condotta malissimo tenuta versoquelli, che ci stanno accanto , è forse miglio-re verso quei , che son sopra noi ? Dal piùpiccolo Subalterno fino al primo Ministro ,chiunque ci annunzia ordini, o regolamenti,divien l'occasione delle nostre mormorazioni.

In ogni cosa si cerca di sorprenderci , e difarci torto; o ci si molestia gratuita, perfarci intendere eh abbiam de padroni . Così

cia-