dîua Natura.
345
della nostra sommissione, divengono! pertur- L*p 0 ir-
batori della società coll’incertezza de' lor prin- tica,o’i.
• - 1 Governo
CssiJ • _ , de’ Popo-
Vedete subito la più parte de’Sudditi, che w.compongono uno Srato . Danno eglino in ri-guardo al Sovrano, ed a’ suoi Uffiziali in unaindifferenza così perniziosa , com’ è quella ,colla quale son soliti di trattare tutto ciò, chegli attornia. Per uominiuh’aman molto sèstessi, è una condotta incomprensibîle quelladi giudicare ad ogni piè sospinto, e di condan-nare, come facciamo, quelli co’quali dobbiamvivere. Eppure i lor difetti son l’oggetto!per-petuo de’nostri scherni, o de’nostri lamenti,e ci picchiamo d’una schiettezza, che prendecura di metterli tutti in evidenza , mentrestiam freddi, e pieni di riserva sulle lor buoneprerogative. Questa imprudenza disgiunge glianimi , asciuga la sorgente dei servigi raffred-dando l’affetto, ed è raro che ricorriamo conconfidenza a quelli, eh’ han provato P amarez-za della nostra censura. Passano così i nostrigiorni in una spezie di guerra civile, che cipriva d’assaiffimi diletti, e beni reali, ch’averpotremmo con un po’ di condescendenza, je ditaciturnità.
La nostra 'condotta malissimo tenuta versoquelli, che ci stanno accanto , è forse miglio-re verso quei , che son sopra noi ? Dal piùpiccolo Subalterno fino al primo Ministro ,chiunque ci annunzia ordini, o regolamenti,divien l'occasione delle nostre mormorazioni.
In ogni cosa si cerca di sorprenderci , e difarci torto; o ci si dà molestia gratuita, perfarci intendere eh’ abbiam de’ padroni . Così
c’ia-