bella Natura'. 349
seguenze dell’indipendenza fan conoscere in un LaPoli-ecchiataciò che dobbiamo al Re, ed agliStro- tica,o’lmenti che portano il carattere della sua au- de^PopS-rarità. Onde onorar'il Re, e le sue leggi è zi.un lavorar per noi, ed è un'amar noi mede-simi .
Questo Mercante, eh’aveva lo Spirito piendei principi che sanno il vero Cittadino, mi-se poscia in confronto tre sorti di libertà, unaregolata dalle leggi introdotte da una lungaSperienza, un’altra che fosse regolata dalle op-pinioni dei Filosofi, ed una terza infine chefosse abbandonata ai capricci dei particolari .
Ci dimostrò molto graziosamente che quest’ul-tima, di cui conoscevasi il pericolo, e ch’eglîchiamava libertà barbara, non era più nocivache la libertà filosofica; perché Oppinioni, ecapricci erano a un dipresso del medesimo va-lore, ed a considerar tutto eravamo neh’ordi-ne eh’ha più vantaggi, e che occasiona menoinconvenienti. Quel eh’ esso ci disse sopra ciò,sarebbe assai a proposito del mio argomento:ma ’i più corto è di risalire tutto in un trat-to al principio eh’autorizza incontrastabilmen-te un’ uomo , o un picciol numero d’ uominia comandare alla Moltitudine, e eh’obbliga lamoltitudine ad ubbidirlo.
Questo principio è realmente nel nostro in-teresse , e in una sana Filosofia. Ma se nonfosse se non colà, io compassionerei i Re, edi Popoli per essersi dati in preda ad una estre-ma incertezza. Ch’è mai in fatti la Vocazio-ne dei Re ?
Quegli che governa sovranamente una granSocietà, e che la tiene in dovere, fa ciò che
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