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Tomo decimoquarto.
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La Dimo-strazioneEvangeli-ca .

28 Lo Spettacolo

ta ad un esterno , che non prometteva nèsottigliezza, nè coltura, faceva che tutto si at-tribuisse a Dio, nulla ali’ uomo.

Spesse fiate quegli che poteva, sotto la im-pressone dello Spirito, ' parlare a degli Stra-nieri un linguaggio cui essi intendessero, nonintendeva egli stesso le parole, che Diomet-tevagli in bocca , o non poteva farle inten-dere a quelli tra i circostanti , che parlava-no un’altra lingua. Spesse fiate avea egli bi-sogno di un altro interpetre, per istruire ededificare la sua propria Chiesa di ciò cui egliavea detto d’ intelligibile a degli Stranieripresenti. Spesse fiate il dono d’interpretazio-ne era improvisamente dato ad un altro Di-scepolo ; non solo a fine che tutto potesseessere inteso , ma per meglio contrassegnare1’ azione dello Spirito , eh’ esercitava il suopotere col mezzo di strumenti pieni di de-bolezza e d’incapacità . Il Predicatore noneccitava punto la maraviglia : non si facevaalcun riflesso, nè alia persona, nè allo spiritodi lui , ma al grande oggetto di sua missio-ne , e alla forza delle pruove da esso pro-dotte .

V Epistole di San Paolo , e spezialmentegli Atti degli Appostoli , sono un perpetuoracconto degli effetti di cotesto dono delielingue ; per mezzo del quale degli uominisenza scienza introdussero per tutto la Fede,e riunirono in pochissimo tempo delle nazio-ni sconosciute le une alle altre, nella persua-sione delle medesime verità, e nel medesimospirito.

San Paolo , che scrisse le sue due lettere

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