della Natura. 129
“»■ pra i dolori da quello sofferti . Il segno, la: lettura, e la predicazione possono essere con- STB 1 Z1 Ztlîîèi figliate ai più grandi peccatori. Cotesta azio- Evangeu-k*Io ne può ben essere loro inutile: ma lungi dal CA '
"ii nuocer loro, può essa anzi fermargli nel cor-ti so dei loro disordini, e non v’ ba persona, ani® cui non sia d'uopo accordargliela. Della Éu-tkt caristia non è lo stesso, e non è essa sempli-ci cernente un quadro. I termini, dei quai si èservito S. Paolo per regolarne le disposizioni,
/pio: e la participazione , fanno per lo spavento rac-». capricciar tutti i cuori.
//.’( Se nonostante è piaciuto ali’Istitutore diesi-li : gere la pruova e la ragionevol certezza di unakt buona condotta per ricevere quel segno ; al-lora la necessita di quelle sante disposizioniMU verrà dalla volontà espressa, e dall’ordine pre-ciso del legislatore , non dalla natura stessa}■:: del presente, eh’egli ci fa. Or è dalla naturastessa del dono, cui ricevevano i fedeli, e dalcambiamento operato neli’ Eucarifiia dalla onni--potenza della parola di Dio, che provenivano:;v. i loro spaventi , e i timori , che avea per essi;:e la Chiesa.
*3: Per esserne convinti , basta ripigliare la
lì; confessione, che noi sappiamo essersi fatta daili* primi Cristiani; secondo la quale la onnipo-oâ tenta del Verbo opera in noi dandoci il suo11 5 t corpo, come ha operato di quello vestendosi.
Mie Ecco le naturali conseguenze, che noi ne ca-nti viamo necessariamente .
p; „ Da prima, poiché quel pane è unico, es- i.c’or. 10.17.ntz „ fendo noi molti, non siamo più che un sol111: j, corpo ; perché noi partecipiamo tutti alani; r, medesimo pane.lì Tomo XIV,
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Quin-