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Tomo decimoquarto.
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cella Natura. 189

que mandavi vobis . La regola dei lor succes- ^ Dimofori nel Ministero , che dovea durar quanto straeiosie"il Mondo, fu di custodire il Deposito ch’er^ Ev angeli-stato loro affidato. Depositimi cuflodi .

Il corpo Episcopale nei seguenti secoli non R ego ia deiebbe altra regola. “ Che non si cangi cosa Ei ^P a S - St2 '„ alcuna: nihil innovetur . Nè annunziamo,

„ nè pratichiamo che quello che ci è statoS , trasmesso: nifi quod traditum eft .

„ Ciò che i Santi Padri ci hanno insegna- ResoladiS.3, to , dicevasi nel quarto secolo, noi san-Basilio.

„ nomiamo a quei che dobbiamo istruire.”

L’avvertimento di Vincenzo Lìrinense nonè che un’apolicazione perpetua di questa mas-sima alle più celebri quistioni di fede.

Tutti i secoli han ripetuto e osservato lastessa legge: egli è altresì impossibile a chi chesta l’elentariene impunemente, perché questalegge noti è solamente nei libri ; ellaè^iva, ellaè parlante, e intelligibile a tutti, poiché nonè punto differente dal!’ immancab/!e unifor-mità che ritrovasi nella universale predicazio-ne. Se in un luogo viene alterata , in diecimille altri grida e si oppone. Aggiungiamo,eh’ è sempre dinanzi a noi , e eh’è tantopubblica, quanto l’opera la più pubblica chesia al Mondo. Gli uffizj della Chiesa non sicelebrano già a porte chiuse . Dì che soncomposte quelle omilie , quelle collette, equelle liturgie, che i nosli Prelati fanno ri-stampare, e tradurre con un zelo così edifi-cante? Che contengon esse con l’Evangelo,se non se gli scritti, le preghiere, e gli esem-pi, in una parola, la fede dei primi Fedeli. 7Quando il Clero vorrà cambiare od occulta-re