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Tomo decimoquarto.
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li della Natura,

«r stessa sede, e le medesime regole. Ma se gliÈia? atti lasciatici in iscritto dagli uomini Appo-rli; fidici, se i loro stabilimenti , e tutte le te-stimonianze dei primi secoli si sono perpe-tri tuate di compagnia col Ministero sotto glis t i occhi di un gran numero di nazioni che sem-tté. premai sussistono ; quel Ministero così bense. confermato non farà. esso tanto Appostolico atii;: Corinto che a Roma ? alla buon’ora che sivolgan le spalle a tutte le Chiese di nuova,ti istituzione, gli architetti delle quali s’inten-•fi': dono così poco, come gli opera; di Babele.

Ma il Ministero , che lenza interruzione ci(tutt previene con la sua fede , co’suoi altari, esuoi monumenti, coll’immortal confessione(lili delle sue Chiese, non è altresì degno di esse-tÌL re ascoltato nelle società Orientali, come nel-n la Chiesa Latina?

Ciò era vero, sinché le Chiese Orientali,i:r e la Chiesa Latina, nou furono che un cor-> po. Ma il Ministero di Corinto, e quello die Alessandria, non son piò il Ministero Cattoli*à co, dappoiché non son più parte della Lega-la; rione, che di dritto e di fatto porta la paro-la la Evangelica a tutto l’universo, conservandofe: eziandio la prima forma, che ha sempre ser--’S VI to a mostrare i suoi poteri.

Quelle società, come i lor Ministeri, si fo-jir no staccate le une dalle altre, e dalla primajà- Cattedra, eh’essendone per l’innanzi il vin-ài colo comune , n’ era altresì il contrassegnoi dell’unità del tutto. Non basta mica, eh’esseconservino un Ministero che sia originariamen-),! te Appostolico. E' esso volontariamente cor-rotto e sottratto alla regola dell’Ambasciata,

k poi-

La Dimo- /

^TRAZIONEEvangeli-ca .