248 Lo Spettacolo
La Dîmo-
II Tollerantismo, cui abbiam veduto cosistrazione pien di debolezza e d’infingimento, comraet-Evangeli- îe un’ultima ingiustizia, dandosi le sembian-11 Tolleran- ze n nome della Tolleranza Cristiana, eh’tismo non è è una amabilissima e necessarissima virtù, mala tolleranza c jj’^ dal Tollerantismo distrutta con una rea-Cnstiana. ]iffima „^eltà.
Noi qui non farem parola della politicadei Sovrani, che dilatano o ristringono la li-bertà di professar differenti religioni nei loroStati. Si tratta di regolar la nostra propriacondotta, e i nostri personali sentimenti, ri-guardo a quelli, che fi son ritirati dalle as-semblee della Chiesa Cattolica. Non vi sa-rebbe egli un real merito a tollerargli tutti,concependo soltanto che possono esser tranquil-li nella strada, cui hanno scelta, e cui cre-dono buona ? Perché volergli tener inquietidel loro stato ? Noi non vorressimo mettermano nei loro beni. Ma la libertà dei pen-samenti non è loro egualmente cara? Noi do-vremmo lasciargli in pace, facendo, com’es-si, professione di una universal tolleranza. Nonè appunto là che ci guida la Cristiana dol-cezza, eh’è benefica verso tutti?
La dolcezza Cristiana, e la tolleranza Cri-stiana, hanno del pari il lor principio nellacarità: ma la carità opera assai differentemen-te , e adempie a dei doveri, che fi diversifi-cano secondo la diversità dei luoghi e dellepersone. Noi dobbiamo usar la dolcezza Cri-îìiana con tutti gli uomini, in qualunque si-tuazione che trovinsi , e di qualunque religio-ne essi siano. Ma noi non dobbiamo con essiindistintamente usare la Tolleranza. I? una noti
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