della Natura. 257
"" à sere più o meno inquieti circa le conseguen-ti ze dei lor difetti : ma noi abbiamo la pace stradone"
"Kit» con tutti quei, che la Chiesa lascia nella sua Evangeh-comunione. CA '
a '-li Ha ella il potere di condannare ogni er-ti rore, e di sopprimere ogni diversità di opi-
nai niotii nella dottrina della fede , e dei costu-ìMr mi. Ma noi non siamo i giudici nè delle sue
àà ragioni, nè delle sue proroghe . La sua, pa-
rati zienza è il modello, e la misura della no-li» Ara: ed è in essa una prudenza piena di ca-rità il contentarsi per un certo tempo di>W, mostrare a quei, che s’ ingannano , il depo-Ssuj» sito di ogni verità, per ricondurli alla unifor-mi mira dell’antica dottrina, senza tosto conloia; istrepito condannargli. Dal canto nostro quala,ti» prudenza e qual autorità sarebbevi nei parti-ipii colati a voler andar più presto, o più avantitfc che essa ?
tei; Tai fono i fondamenti della vera, e neces-i',ìs farla tolleranza. E' essa essenzialmente com-posta di due virtù , delle quali la Chiesa ci:;is mostra 1’ esempio : io voglio dire , di unagrande pazienza, e di una grande prudenza.vk: Ma qual pazienza, e qual ritegno mostreremnoi con quelli , che più non vogliono esserustî con noi ? e qual prudenza sarebbe quella diijii prometter la quiete a quei , eh’essendo fuoria,,;.- dell 1 unità, camminano alla cieca guidati dallor proprio spirito ? Rigettar l’annunzio dei.«mi Ministero indirizzato da Gesù Cristo a tutti ini» popoli e a tutti i secoli, è rigettare lui stesso: ^
p^ijoc, e il non seguir Gesù Cristo, è camminamenetenebre.
La tolleranza è la virtù di quei che insie-Temo XIV. R me