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Tomo settimo.
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;s L" Aurora.

ma la terra era ancora in quel momento sentiordine e senza bellezza. Ma adesso, quandoFalba del di dilegua l'ombre, disvela al nostroguardo una terra vestita e coperta di creature ,ed abbellita a favor nostro de' più ricchi orna-menti . Tuttin un tratto Falba ci scuoprelemontagne , e i gran boschi che le corona-no : ci presenta i colli e le vigne , le cam-pagne e le messi , i prati ed i fiumi. Ca-dono in certo modo, aliapparir dellauro-ra , le cortine che copriano le intere Cit-tadi , e si veggono uscir dal bujo e cupolee piramidi , e templi , e castelli , e tutte1 abitazioni della gente volgare sparse sulpiano.

Tutte queste ricchezze eran per noi comeperdute , fin tanto che la notte ce le rendevainutili, e quali ce le rubbava o le annichila,va. E però che niun diritto abbiamo al giornoche ce le rende, quindi è pur vero che il ri-torno dell aurora non solamente è un nuo-vo benefizio e magnifico , ma insieme gra-tuito, e non meritato, al pari di quello del-la Creazione.

Dio per verità non forma piti nuovi Esteri nelmondo materiale, ed in questo senso diciamoehegli è entrato nel suo riposo. Ma siccomeniuna cosa ha avuto principio peraltro, se nonperché Dio ha voluto, ed ogni cosa cessereb-be dessere e d* operare, segli cessasse di voler-ne la durazione, il moro, ed il ritorno; peròegli agisce ad ogni istante per conservare lUni-Vater verso, quanto agiva nel primo momento, cheT^uemldo^ 0 ìormò. Volle allora che il mondo foste, eIplnimr continua a volere chei sia. Ogni nuovogior-Joan.5.7. noe

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