Trattenimento VII. S7
e' di particella alcuna, che non sia stata mes-: ' sa sulla .bilancia, per proporzionarne la gros-si® sezzaalle particelle vicine ; non avervene alcu-I051 na, che ricevuto non abbia una forma determi-M nata, alcuna che non abbia precisamente la sua;î;: giusta misura d’attività .a: Vediamo presentemente qual esser può la
mie malia o la grossezza d’un grano o d'un pallonci-ni: no di luce. Il Creatore s’è degnato di prenderneoc le dimensioni. Quello , che noi ne possiamo in-ni: tendere, merita per certo qualcheattenzio* La gros-si ne dalla nostra parte . Voi giudicate facil- sezzade’iliâi mente della differenza del corpo dell’ariada g! o!, ' c >-c £ quel dell’acqua, al divario che pasta tra le ni di Lu-di loro onde e perocché le percussioni dell’ caria, o i suoni comunicansi molte centinaiau ; di volte più presto, che le percussioni dell’
B j acqua, voi concepite che l’aria è molte cen-ci tinaia di volte più sottile e più agile che l’acqua.
,-r.: Se dunque la luce, come lo prova l’esperien-jjr; za, travalica seicento mille leghe di spazio ,
„ 1 quasi così presto come il suono travalica dueo tre mille pertiche , ne segue , che i glo-bici ni della luce sieno seicento mille voltepiù tenui, e più attivi , che un globo d’a-k: ria, che pur anch’egli sfugge a’nostri occhi,
ed a i miglior microscopi.
,'â Ma lasciam qui i calcoli sèmpre molesti,
(J ,. e spesse fiate incerti. Vagliamoci d'un mez-
jj, zo più semplice per misurare un globicino
(f: di luce. Vedete nel microscopio un di que-
^ gli animali, che trqvansi nels acqua la Sta-
j j{ te, dopo d’avervi lasciato, in infusione ali’
^ aria o del pepe , o delia farina , o qualche
:jl pianta a vostro arbitrio . Gli ovi dì quegl’
f si 4 insci-