lor I SENTI ERr DEllA LUCE.
nuità che stieno in equilibrio co’liquidi corrosi- t ];vi, dove smettono a dissolvere. I corpi che j®ne pajono 1 più semplici, come la rena ed il àsale,sono trasparenti.Fino i corpi alquanto com- «posti ammettono facilmente la luce a propor- ;,!rione deH’unifsrmità del riposo delle loro par-ti. Il vetro, cristallo, e sopra tutto il diaman- licite non sono composti d’altro, che di bella rena, i8|ie di alcuni sali più o meno fini .Però non appor- ai-tano molto ostacolo al passaggio della luce.Non aî :è così di una spugna ,d’un tegolo, d’unpezzodi i;:amarmo. Tutti questi corpi, che noi chiamia- gmo opachi, se ti pongan fra’l Sole e i nostri ;;;occhi, ricevono bensì la luce, come crivelli; s |,ma la disperdono, la spuntano, ed impedisconoeh’ella arrivi sensibilmente sino ali’occhio,
Che cosa v’è dunque in essi che causar possa :a[
alla luce un'alterazione , da lei non provata àl
ne’corpi infinitamente più compatti? Questo ;j ;disordine, se pur è tale, proviene dalla varietàde’pori, e dalla diversità de’principi, ondeè àil corpo composlo.Riducetevi alla memoria ciò .j echeabbiamo posto per incontrastabile, chelaluce cadendo sopra una superfizie in parte ri- ;t£passa ed in parte vi si riflette. In secondoluo- ^go, voi già sapete ch’ella si piega diversamente ;ajfin tutti i differenti mezzi che ella travalica. .(»,Cominciamo a far uso delle nostre due regole d‘ ^optica. Il primo frutto sia la spiegazione dell’ àopacità de’corpi. } 0
Se un corpo è composto , come l’acqua oildiamante, di parti sempre uniformi ,la porzio-ne della luce , che vi sarà ammessa, girerà e Janderà uniformemente nella grossezza di que* |sto corpo. Le parti son per tutto le steste-' la serie j. (
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