Trattenimento Vili. 10 $
* e la disposizione de’pori è la stessa. La fles-V lìon delia luce sarà anch’diala stessa, (ino ali’K1( altra estremità, donde ella potrà uscire sensibìl-|E * mente.
F Mase il corpo, in cui entra la luce, ècom-I* 3 posto di parti molto dissomigliami, come dià lamine o strati di rena, di loto, d’olio , di fuo-co, di sale, ed’aria; essendo i palloncini e le■ss lamette di q uesti dementi d’una varia densità,»■' e di differenti giaciture , la luce vi si riflette, eF si piega con molta diversità .
A>- Ella devia dalla perpendicolare entrando intu una particella d’aria; sprofonda verso la; per-® pendicolare , entrando in una lametta di sale .
Le differenti obbliquità delle superfizie, nelle' o quali ella entra, sono una nuova cagione delieiJtJ! tortuosità e dell’imminuzioni, ch’eìla patisce.:p Basta eziandio , che un corpo sia foracchiato da! v una gran quantità di buchi per ogni verso, per-ire chè egli ceffi d’essere trasparente. Le gemmecc perdono la loro trasparenza ad un gran fuoco,;;; che le foracchia, perché la luce soffre quiviet: troppe riflessioni, e troppi deviamenti, sopraisc tante nuove superfizie diversamente inclinate;». dal che avviene ch’ella non può passare unifor-mi' mentente per mezzo,e giungere ali'occhio dei-sti lo Spettatore.
:;r; L’opacità primieramente dunque nasce daldisordine delle riflessioni e diversioni della lu-ce , cagionato dalla troppo grande diversità de ’pori. Voi n’avere un esempio assai tritone! car-iai» bone, dove il fuoco s’è aperti de’sentieri a mi-ji< gliaja e migliaia, resi sensibili col microscòpio .E II carbone ammette dentro di sè molto più dijjs luce, che nona’ammette il diamante : ma as-si G 4 sorbi-