€ La Destinazione dell’Uomo7
una tale confessione delia sovranità del Creatorsuo, che l'andarne esente . Con una esenzionedi questa fatta, egli rientrava nellacondizionde’più vili animali, e correva il rischio, allavista delle sue ricchezze, e delle sue prerogati-ve, di diventar per l’orgoglio inferiore ad essi .Ma la protèsta della sua subordinazione, sì at-ta ad avvisarlo del proprio dovere, e a conte-nervelo, non potea in verità venir limitata edannessa ad atto men penoso, né ad apparatodi religione più facile . Declinare e scortarsi ri-spettosamente dalla pianta interdetta ali’ uo-mo, era un confessare mercé la privazione d’una cosà sola, che tutto il rimanente era suo,c eh’ ei godeva di tutto, benché non avesse na-tural diritto a niente : era in somma un pub-blicare , eh’ egli avea un padrone, senza cessard’esser padrone anch’egli. Dio volle, ched’una religione sì giusta , e sì poco grave, seque-la e premio fosse l’immortalità. Ma avverti 1’uomo, che nel momento in cui negherebbecotesto omaggio, avvenirgli dovea di perderei suoi maggiori vantaggi, e restare, come glialtri animali, in preda e balìa de’ generali mo-vimenti, co’quali Dio cambia e rinova la na-tura .
Dimandiamo ai Filosofi qual fiala destina-zion della terra e dell' Uomo : e ci rispondonocon dubbj, e contradizioni. Apriamo soltantoil libro della Genesi: eccoci palesemente di-chiarato , che quant’ è sopra la terra, v’ è statoposto per l’uomo, e eh’ ei n’ è il possessore na-to, a condizione mera, eh’ei pubblichi, me-diante una lieve riserva , aver egli ricevutotutto dalla mano di Dio. Tale si è la grandiosa
filo-