so La Signoria deii/Uomo
mo una casa da un’altra, e che impariamo aperfezionarne l’uso. Niente di più ci abbiso-gna : e siccome noi conosciamo bagevolmentel’acqua, quando sappiamo distinguerla da unaltro elemento , farla bollire , farla gelare,raddolcirla , evaporarla , addensarla , farlascorrere, farla zampillare e saltare in quellaquantità cbe più vogliamo, senza poter direche cosa poisiaquest’acqua; così diportiamo-ci pure, e così procediamo in tutto quello cheè possibile ed utile a sapersi di Dio, dell’ animaumana, del nostro corpo, della nostra voca-zione , e de’ disegni di Dio sopra di noi. Essen-do manifestamente la nostra condizione, nonignorar tutto, e nè men saper tutto : neque nil ,«eque omnia la prudenza vuole, che in luo-go di volgere il passo e la traccia verso la naturadegli esseri, cioè verso la parte tenebrosa , dicui si compiacciono i Filosofi ; ci fermiamo daquel lato, da dove ci viene il lume . Ora nè piùluminose idee , nè più atte a sollevar l’ani-ma , nè che costino meno sforzo , troveremnoi, di quelle che ci si presentano unitamentenella rivelazione e nella natura sopra il domi-nio dell’ uomo. Quando poi sarà tempo di pas-sare dal suo dominio all’espettazione d'uno sta-to più felice , troveremo di più , che la reli-gione e le pubbliche testimonianze dissipano ediscacciano affatto, per mezzo di lumi certis-simi , tutti que’ dubbj, che parche la ragioneaffetti di moltiplicare.
• TRAT-