Trattenimento III. 25
l’ampiezza della sua faccia, un numero incon-cepibile di piccioli muscoli, che formano al-trettante espressioni, quanti eseguiscono mo-vimenti. Altri di loro sollevano le sopracciglia,allargano l’apertura degli occhi, e gli dannoun’ aria di fierezza e di sdegno: Altri abbassanoledi lui ciglia, si che tolgon la vista degli oc-chi j e con la moltitudine delle pieghe che as-solcano la parte inferior della fronte, caratte-rizzano o la sua tristezza od il suo raccogli-mento* Ve n’ha alcuni, che son destinati afar succedere in un subito il rosso più vivace,od un pallore estremo, ali’ordinario suo colo-rito ^ e sia dinotare orla sua allegrezza, orai suoi timori, ora la sua approvazione, il suorifiuto, il suo dispetto, rl suo sconforto, olàsua scurezza. Gli animai hanno per verità al-cune delle passioni degli uominima la gran-de varietà de’ segni che le manifestano , è pro-pria dell'uomo : e perché basta egli che il suovolto apparisca scoperto, per lasciar vedere,s’egli è lieto o triste ; s’ei medita, o sei sta incalma, 1 se minaccia o se accarezza ; s’è sde-gnato o contento? Non per altro, se non afi-lle che i suoi simili, e gli stessi animali fienoîmmantinenti informati de’ desideri o de’vole-ri di colui che ha diritto d’essere ascoltato.Avvilimento o stanchezza Io prenderebbe, seei fosse in una necessità perpetua d'impiegare ildiscorso per farsi intendere* Leggonfi però isuoi pensieri nelf aria del suo volto ; ed egliottiene silenzio e quiete attorno di sé, fecon-do che gli fa mestieri ; ed esige dalle azioni al-trui un tenore conforme a’ suoi bisogni.
£a testa, o per dir meglio l’uomo intero,
ri-