Trattenimento III. 47
% stomaco atto a digerire la carne degii animali||'t: terrestri: e v’affàticheresle in vano , se vi ve>-H>>! niffe talento d’attaccarli alla mangiatoia de’ii buoi, odi ridurli ad alcune misure d’avena,oddi ali’erba de’vostri prati. Il cavallo lascia in pa-ddi ce ogni pollo, che rivanga la paglia da lui cal«i:é pestata, enon lo mira con occhio avido od in-lofcen gordo, mentre ei raccoglie alcuni grani sottrat-tili ti alla sua bocca . La vacca, che coì peso del suolira piede costrigne i vermi ad uscir di terra , oon>» i tende insidie allo stornello , che le corre daeli'» presso, e che caccia prontamente addentro ilperfe capo per portar via cotesta preda, che ei non:ifc può di per sè far uscire dal nascondiglio che latape ricuopre. Le bestie da soma, che faticano per(piti servigio nostro, ci sono egualmente care periòsii la tenuità del prezzo del loro cibo : ed «1 vanoreàr cadrebbeci in mente di ricompensare le loro» fatiche, con offrir loro saporite vivande ; ìe■lo,- fuggirebbono e le abborrirebbono.
Gli animali sono dunque confinati ad un da-coddl to e certo alimento, mercé la disposizione deli,p» loro stomaco. Mal’ uomo non ha questi limi*»! ti/ come che la sua lingua discerne tutti i sa-lori pori, che son ripartiti fra gli animali, egli hapei» nel suo stomaco la facoltà di digerire tuttoIlo lì quello che è buono e nutritivo , L’aria, l’ac-qua, la terra , s’adoprano egualmente a favor(jjit suo, e ritrovano ogni anno una varietà di ci*■oal' bi > de’ quali un grandissimo numero è sol no*jujij to a lui, ed i quali non son utili, né accessibi-li « li se non a lui.La chepppia e lo storione che paral» ne vadano in cerca col passar dal mare nelca*ir |ji nal de’fiumi, non temono né il dente del Lupo»moii nè il rostro dello sparviere. El’ostrica , che
apren-