Trattenimento V. gì
I Deisti fan mostra di saggia moderazione,nel censurare! nostri piaceri. Tuttavolta s’os-serva che non li sprezzano, e chela lor mora-le non è severa : ed in salii non vi è Filosofia,che dia a vedere minor accuratezza e coerenzache la loro. Considerano l’uomo, come unanimale senza superiorità, e non vi è cosa dicui non li veggiamo disporre e valersi senzascrupolo. Il dominio che la Scritturaci attri-buisce, è poco men che schernito da loro : edeglino poi S esentano da tutte le savie leggi eregole che s han ristretto. Diventeranno egli-no più saggi, facendosi anacoreti ? Sarebbe ilcolmo della stravaganza e della pazzia, pri-varsi qui di tutto , e non aspettar niente altro-ve. Sicuramente il deista non là, né quel eh’egli è; né quel eh’ei condanna, né quel eh’eigiustifica ; perché quella ragione eh 1 egli assu-me per Signore e maestra, esatta per ascolta-re, e non per istruire. Prendiam dunque de’piaceri l'idea che la natura, l’esperienza, ela religione rivelata ce ne porgono e nonaltra.
I piaceri non disonorano 1’ uomo, poiché so-no opera di Dio, e nol rendono colpevole, poi-ché sono un dono del Creatore. Il potere eh’ e-sercitaun Governatordi Provincia, può dar-gli occasione di far assai male, e di commette-re molti eccelli. Ma non è il suo potere che glifaccia vergogna e disonore ; 1’ abuso solo èquello che l’avvilisce. Così appunto i piace-ri , nell’ordine di Dio, dimostrano troppo chia-ro l’eccellenza della condizione dell’uomo.-egli non è disonorato fuorché dall’ eccesso a cuiporta suso di essi, e dal trasandate eh’ei faTom, IX, F le