Band 
Tomo nono.
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Ì7 R A T t E N I M E N t O V. îj

ha. Egli non s’è contentato d’allettarci for-zosamente ali’ ufo, ed ali' amministrazione diguanto ei ci presenta, con affìggervi qualche

Î )iacere, e con accarezzare qualcuno de’nostrienfi: ma ha voluto che questo piacere fosse ga-gliardo , e prevegnente, q che la di lui assenzafolle accompagnata da tristezza , e talvolta dadolohe , affinchè il piacere fosse ali’uomo unavvertimento del pari che un sollievo; vale àdire, che con 1’ a vantaggio di sostener l’uomoîn quel eh’ ei dee fare per la sua conservazione;SI piacer divenisse un monitore perpetuo, che1 invitaste a compiere il suo dovere. Avvi uri’infinità di pressanti bisogni, ai quali la ragionenon arebbe provenuto, se il Creatore non aves-se usata tal finezza. La ragione vi fi sarebbeportata con trascutaggine , o se he sarebbe aste-nuta quando per dimenticanza , quando perriflessione. La fame, la sete, e tutte lé sensa-zioni , che ne minacciano, come tutti i piace-.ri ché ci prevengono, suppliscono agli erroridella ragione, e alle sue distrazioni ; e preser-vano i’ uomo dalla sua propria rovina con mez-zi od efficaci, o pressanti.

Ma per quanto utili e possènti fieno per l'no-moi motivi di operare, eh’ei trova ne’piace-ri ; e’non fono però il suo fine , né la sua rego-la, - eglino non fono il fine dell 8 uomo, perchétendono tutti ad un fine ulteriore. L’appeti-to ci porta a mangiare : Noi mangiamo per vi-vere, e viviamo per faticare . Oltre a che ,tutto in fine è diretto, dalla religione versoquello scopo, a cui debb’ognì cosa essere ulti-mamente indirizzata, I/attrattiva scambievo-le dei due sessi ha per fine il matrimònio , ed ilF z ma-

I piacerinon fo-lio il fi-ne 'deli*uomo.

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