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Tomo nono.
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Trattenimento VI. 51

mo unavversione , dirò così, invincibile, avedere interni -ali del corpo umano ; quan-tunque la struttura o stazióne ne fossero per noicotanto premurose ed interessantie facendoelleno una porzione dellesser nostro, non po-tesse mai troppo bene venirne regolata!azio-ne.

Quello eheccita qui st ardite querele dunavana Filosofia, è adir vero una dispensazionepiena di sapienza* ed un prevedìmentoutilis-simo al dominio deli' uomo. Ciò che Dio com-mette alle nostre cure ed alla nostra industria ,«on ha per ordinario niente di schifoso, o digrave, e 1 attrattiva stessa ne rende giocondol'impiego. Lagricoltura, il commercio, la pe-sca, la caccia, e starti tutte hanno per 1 uo-mo mille allettativi ed incanti, che sostengo-no il suo sforzo, e che fin gli tolgono il sensodella stanchezza. Al contrario una nausea, dicui non è padrone , lo frastorna dal volger gliocchi ed il pensiero a tutto quello che lo richia-ma alle funzioni delle sue viscere, e di tutto ilmeccanismo interiore. Si potea fare cosa pisisaggia di questa, posto che un cotat mecca ol-mo non dipendea dalla sua sopraintendenza, dal suo sapere i Esua ventura, stessere for-zosamente portato verso quello chei può farecon buon esito, e forzosamente divertito daquanto ei non può dirigere concepire.

Vi ha dunque nelst uomo uti genere digno-ranza e dincapacità, che non è disordinemiseria, ma che più tosto agevola il godimen-to de suoi privilegi - Ciò che Dio riserva aliasua propria azione, senza niente esigere dal!uomo, è diretto a renderlo più libero , pisi