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fatti l’uomo non sa , se egli sarà digesto benaornale; e tutto’1 travaglio de’suoi intestini èassolutamente inaccessibile alla sua infezio-ne. Tutto sassi in lui, senza di lui, e ordina-riamente in sua assenza, poiché non digeriscemai meglio, di quand'ei dorme.
Troverem noi forse in ciò qualche imperfe-zione? Anzi eli’è una immunità onorevole,e un vantaggioso disgombro da fatica . L’uomoè stato con ciò dispensato da cure difficili e ab-biette rsi della digestione, comedegTinnu-merabili rigiri di tante operazioni interne, chel’avrebbonofiaccato, con aspettar sordine ela direzion sua. Ma a qual fine una tale esen-zione , se non se per metterlo in issato d'ope-rare perpetuamente al di fuori, e darsi tutt’in-tero ali’ esercizio de’ suoi talenti ?
Quello che ci è permesso di scorgere circaali’ economia interiore del corpo umano, è unamaraviglia ancor più grande,et e quant’abbiatnnoi veduto nella natura: ma vaglia il vero,dacché noi udiam favellare di stomaco, d’in-testini , di fiele, di cozione, di chilo, (Tumo-ri o di secrezioni, la nostra fantasia si trova fe-rita: e gli organi stessi, e quel che trasporta-no, sono tutti oggetti, che noi schiviam divedere ; T aspetto ce ne sembra brutto e sozzo,e ci fa fremere ; se pur’ i nostri fastidi e le nostrenausee non si son minorate perla risoluzione eper T abito d’occuparci in tai cose..
Noi conosciamo una certa metafisica, chefarebbe volentieri de’ rimproveri ali’ Autoredel nostro essere , d'avere annesse si forzose at-trattive alle diverse parti del nostro soggiorno,e d’avere nello stesso tempo instillata nelT uo-mo