Tratte ni mento III. lâj
Primieramente da noi non si capisce S qualpossa estere l’azione d'una Volontà sopra uncervello. E poi, qualunque sia quel liquore\che il sangue amministra al cervello , e colquale il cervello mette in moto tutti i muscolidel corpo, e l’inanizione od impoverimentodel quale è seguitato dalla stanchezza de’ttìem-bri,o dalla privazion d’ogni azione ; egli debb’essere portentosamente tenue, e d’una sotti-gliezza impercettibile, poiché così poco di-minuisce il volume del sangue, donde provie-ne . Ma appena questa materia s’è mossa , forsenon pisi che il tragitto d’un punto, ecco tostoche la lunga leva della gamba ha già attraver-sati tre piedi di terreno, o trasportato tutto ilpeso del corpo ad una mezza pertica dì distan-za, ofatto arrivare fazione d’un lungo fustoper sei piedi lontano da colui che batte la bia-da . Qui la picciola potenza fa un breve tragit-to, e la grande trascorre un grande spazio : ap-pena ha ricevuto il liquore ordine di scorrere,che sordine parimenti dato al braccio coopera-re, è eseguito. Non vi è il menomo indugio,che al braccio concedasi , pet compensare la ce-lerità del liquore con la lentezza della massadel muscolo .Tutto prende le mosse in un tem-po , la volontà, gli spiriti, ed il braccio. Que-sta è dunque una meccanica d’un nuovo ordi-ne , in cui la mente del pisi consumato meccà-nico si confonde, e fi perde.
lo non dubito, che ne’movimenci del corpo,non s’eseguisca tutto meccanicamente ; poichéfazioni ne vengono ajutate da pisi ingegni ,come sono certe fibre, certi tendini, diverseimpulsioni, e retrazioni, e tant’almistrumen-
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