Trattenimento XII. 141
glion’ uscire dalle tenebre nelle quali li lascia 3nella Società appunto, e non altrove, eglinoonderanno cercando , e troveranno il vestigiad’ogni più necessaria verità. Per non avvez-zarli ad un metodo di pensare e di operare ,che li convertirebbe in orgogliosi ragionatori,in spiriti pieni di se medesimi, in misantropisdegnosi , nemici dell’ occupazioni della socie-tà; egli permette, che cresca l'i«certezza, yche l’ombre si moltiplichino a misura, eh’e’sisforzano di sollevarsi sopra de’ sensi nella re-gione del puro intellettuale. Tutti quelli chehan voluto salir così alto, ne son con obbro-brio caduti. All-incontro fa egli sperimentaree sentire la realità, la certezza, egli effetti,a color che fi attengono alla sensibile espe-rienza.
Non sospetterete già, amico carissimo, cheper questa sensibile esperienza, io intenda 1 gu«.Ili particolari, le visioni, le estasi, le eviden-ze personali, nelle quali gli altri non veggonchiaro. Lungi da noi la mira, di far de’ sana-tici o degli entusiasti, che s’avvisano che le lo-ro malattie, e gli sconcerti del lor cervello,sie-no comunicazioni dello spirito di vino;e piglia-no per decisioni della ragione le loro particola-ri nozioni. Al contrario per difenderci da que-lle illustrazioni immaginarie; per stare guar-dati dalle pretese evidenze , dalle pretese pro-fondità di cognizione, Dio ci ha assoggettatiad un operare comune, ed ha fatto dipenderela nostra certezza e la nostra legittima traitiquillità dalla sperienza de’nostri sensi.
Io chiamo esperienza sensibile, od evidenzaprovata, quella che nelle operazioni degli uo-
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